Parlare di famiglia oggi

La realtà separativa, unita ai rapidi cambiamenti sociali, cui tutti assistiamo, nel tempo, possono portare a forme nuove di famiglia, tanto che, oggi, risulta più corretto parlare di “FAMIGLIE”.

In quest’ accezione si collocano:

  • “famiglie monogenitoriali”, ovvero con un solo genitore;
  • “ricostituite” che integrano i figli di entrambi i partner ed eventuali nuovi nati dalla neo-coppia;
  • “famiglie omosessuali”, ovvero coppie omosessuali, con desiderio di genitorialità.

Diverse di queste realtà familiari ,già presenti nel nostro tessuto sociale, con sforzo ed impegno, riescono a creare un nucleo coeso, senza confini rigidi e predeterminati, nel rispetto di regole comuni, dove ognuno riesce ad esprimere se stesso, senza venir meno al rispetto per le diversità degli altri componenti…

Alcune altre, divengono terreno di contrasto rispetto alla famiglia che si è lasciata, con ricaduta su quella ricostituita, poiché, la mente porta a pensare che una volta cambiato partner, sicuramente tutto procederà in modo diverso e migliore. Ciò è possibile, ma non è garantito- in assoluto.

La strategia del “chiodo scaccia chiodo”, in sé accattivante, non favorisce la consapevolezza dei propri errori agiti nel rapporto sentimentale precedente, tanto che, gli stessi , in assenza di comprensione, conducono alla ripetizione del copione originario.

La formazione della coppia

Il processo di costruzione dell’identità di coppia,(chi siamo, cosa vogliamo essere, quali mete intendiamo raggiungere individualmente , come coppia/ famiglia),passa da presupposti- standard:

  • scelta del partner , agli inizi sempre idealizzato, per poi precipitare nella realtà dove l’ individuo si manifesta con risorse ma anche con limiti”.
  • Alla domanda: cosa le è piaciuto di questo uomo/donna, da decidere di vivere insieme, la risposta più frequente, che mi viene data è: “era diverso/a ed io ero innamorato/a per le sue caratteristiche“.
  • lo/a cambierò, : nulla di più assurdo, ma , convinzione ancora molto presente, specie nel sesso femminile
  • conclusosi l’innamoramento, e la passione travolgente, in media circa due anni, ci si trova calati nella realtà, nella quotidianità, talvota stretta e deludente rispetto alla fase di idealizzazione reciproca
  • “progettare un percorso insieme” attraverso la definizione dei singoli ruoli, delle proprie competenze, dei bisogni autorealizzativi individuali e di coppia, richiede almeno la messa in comune di valori e .progetti condivisi.

 

Cosa fare, dunque, per costruire un “rapporto affettivo soddisfacente e reale” ?

Purtroppo, non esistono l “istruzioni -standard”, nonostante tanti libri, dal titolo accattivante e dal contenuto di facile lettura, propongono strategie comportamentali e relazionali, “per stare bene insieme”.

Le mie personali esperienze di vita, i racconti dei miei pazienti, mi hanno portata a maturare delle riflessioni che desidero condividere con Voi.

Alcune indicazioni:

  • Utilizzare una comunicazione chiara ed assertiva:
  • non accumulare, per poi restituire, anche dopo mesi, ricordi di situazioni, parole dette, che possono averci ferito, ma mai esplicitate .
  • Il chiarimento ha valore se contestuale o a breve distanza temporale,“, poiché pertinente con quella specifica situazione.
  • riesumare, ricordi, parole “tenute chiuse dentro di noi”, per mesi, offende l’altro, che nemmeno più si ricorda, , con il rischio che il diverbio in atto, degeneri in una situazione di ulteriore conflittualità;
  • fare presenti le proprie perplessità, non accusando l’altro, ma auto- riferendosi, ” io sento questo“… è diverso dall’ affermare :”sono così/ perché tu..”.
  • esplicitare le proprie emozioni , senza vergognarsi, né temere di essere considerati fragili
  • ascoltare e rispettare l’altro, anche se il nostro pensiero è diverso, ed altrettanto meritevole di considerazione,
  • evitare di “parlarsi sopra ” ma intervenire dopo che ciascuno ha concluso quanto sta dicendo;
  • limitare giudizi o valutazioni di merito, poiché traducono “punti di vista personali”, non universali;
  • ricordarsi che un rapporto funziona, quando entrambi, sono capaci di farlo funzionare, investendo tempo, energie, fatiche, rinunce, un po’ come un lavoro; ma quanto può essere “nutriente”, anche con i suoi duri bocconi?

La costituzione della coppia e lo stacco dalle famiglie di origine

Dalla conoscenza e reciproca frequentazione, può nascere il desiderio di vivere insieme, accomunati dal desiderio di costruire una famiglia, di generare figli, piuttosto che rimanere coppia ed investire nella propria autorealizzazione personale e professionale, attraverso esperienze che apportino linfa anche al rapporto,

  • ri-definire il rapporto con le rispettive famiglie di origine, lasciare alle spalle il “ruolo di figli”, per passare a quella di giovane coppia ,e anche di genitori.
  • rendersi presenti e propositivi nel contesto sociale, favorendo collaborazione, confronto, scambio, nel rispetto dei propri valori .e di quelli altrui;
  • dare vita ad un “proprio modello di vita di coppia”, che integri il meglio
  • di ciascuno dei due, aggiunto a tutto ciò che la coppia “crea” nel corso della sua evoluzione.